Provincia di Reggio Calabria
 
 
   
IL RICORDO DI
 
 
 

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Gianni Baget Bozzo
Attorno alla salma di Nicola Calipari si è ottenuta una unità nazionale. Nella causa per cui egli è caduto, la salvezza di una vita umana - quella di Giuliana Sgrena - tutti si riconoscono. Che il servizio della sua missione comportasse una tale dedizione non era prevedibile e per questo ha suscitato l'unanimità del riconoscimento. Ma rimane ancora in noi il rammarico per le ragioni per cui questo sacrificio è avvenuto, cioè la tesi dei pacifisti per cui occorreva documentare le buone ragioni della resistenza irachena e delegittimare l'intervento della coalizione dei volontari.
Nessun governo si è impegnato come quello italiano per la salvezza delle persone rapite: i servizi segreti italiani si sono rivelati di una efficacia e di una conoscenza del terreno che mostra la loro competenza e la qualità del loro servizio. Giuliana Sgrena è andata in Iraq per documentare l'opposizione di un popolo alla coalizione dei volontari e ha dovuto riconoscere che nessuna saldatura è possibile tra pacifismo italiano e la «resistenza irachena». E' stata la resistenza irachena a rapirla, a umiliarla come giornalista, come italiana, come donna. Essa non tornerà più in Iraq: ma se non ci fosse mai andata, Nicola Calipari sarebbe ancora vivo. La sua morte indica una dedizione al servizio della Repubblica che va al di là di ogni motivazione e di ogni emozione. Il fuoco amico è sempre il peggiore dei fuochi, ma è possibile in una terra in cui guerriglia e terrorismo si saldano in una compiuta unità.
Conosceremo dal rapporto dei servizi americani che cosa non ha funzionato nel fuoco amico che ha ucciso il nostro concittadino e ferito la giornalista. Ma possiamo già comprendere che una guerriglia terrorista è un'esperienza bellica nuova e non conosciuta, anche se la vediamo ogni giorno all'opera nella guerra contro la democrazia che si combatte in Iraq.
Non ci rimane che notare il fatto che la dedizione al servizio dello Stato può avere uomini come quelli che hanno rischiato e, nel caso di Nicola Calipari, perso la vita per la causa della patria; una dedizione che va oltre i fini stessi del compito che era stato loro assegnato.

Carlo Azeglio Ciampi
Rendo omaggio all'atto eroico di Nicola Calipari, alla cui memoria conferirò una medaglia d'oro al valore. Sono vicino alla signora Calipari e ai due figlioli, con profondo affetto, così come tutti gli italiani

Gianni Letta
E’ un momento in cui le parole fanno fatica a venir fuori. Forse non servono, rischiano di apparire inutili e vuote e persino dannose perché nascondono l'insidia di un'enfasi eccessiva o peggio della retorica. Questo è il momento del raccoglimento, della riflessione, della meditazione in silenzio e, per chi crede, della preghiera. Per tutti davanti all'altare dove si è appena rinnovato il sacrificio della Croce è il momento di rendere onore all’eroico sacrificio di Nicola Calipari e di rendere omaggio alla sua memoria. Senza divisioni, tutti insieme, senza polemiche. Lasciamole fuori e stringiamoci tutti uniti alla famiglia di Nicola. Facciamolo con quella serietà, con quella sobrietà alla quale ci aveva abituato Nicola. In fondo è quello che lui stesso ci avrebbe chiesto oggi. “Nicola”, come lo hanno affettuosamente adottato da ieri lutti gli italiani. Perché è sì un eroe del coraggio, ma anche della pacatezza, che aveva fatto della riservatezza, della discrezione il suo stile di vita e di lavoro. Era un uomo forte, ma al tempo stesso mite, come tanti hanno scritto in questi giorni di lutto e di dolore. E come rivelava il suo sorriso buono e rassicurante, sotto quei baffetti così curati. Era un poliziotto di razza, un dirigente preparato, intelligente, serio, acuto, responsabile, prudente. Era una persona straordinaria. L'ho imparato a conoscere così, in questi anni di diretta collaborazione. Una persona che non amava la ribalta, che non cercava i riflettori, ma che faceva il suo lavoro tutto intero, con abnegazione esemplare. Preferiva la concretezza dell'agire alla vacuità delle parole

Marcello Pera
Onoriamo l'agente Calipari per il suo sacrificio

Giuseppe Pisanu
L' eroe più vero e più umano di questa vicenda tormentata è proprio lui: il dottor Nicola Calipari, funzionario della polizia di stato in servizio al Sismi

Giuliana Sgrena
Ho appena accennato mentalmente ad una conta che mi è arrivata subito una voce amica alle orecchie: Giuliana, Giuliana sono Nicola, non ti preoccupare ho parlato con Gabriele Polo, stai tranquilla, sei libera! Mi ha fatto togliere la benda di cotone e gli occhiali neri. Ho provato sollievo, non per quello che accadeva e che non capivo, ma per le parole di questo "Nicola". Parlava, parlava, era incontenibile, una valanga di frasi amiche, di battute.
Nicola Calipari si è seduto al mio fianco. L'autista aveva per due volte comunicato in ambasciata e in Italia che noi eravamo diretti verso l'aeroporto che io sapevo supercontrollato dalle truppe americane, mancava meno di un chilometro mi hanno detto. A quel punto una pioggia di fuoco e proiettili si è abbattuta su di noi zittendo per sempre le voci divertite di pochi minuti prima. L'autista ha cominciato a gridare che eravamo italiani, "siamo italiani, siamo italiani". Nicola Calipari si è buttato su di me per proteggermi, e subito, ripeto subito, ho sentito l'ultimo respiro di lui che mi moriva addosso


 
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