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Fra gli illustratori delle memorie Calabresi, riportati dal P. Fiore nella sua Calabria illustrata, due soli toccano l'argomento del Blasone di Calabria: uno fa cenno delle sole Armi della intera Calabria, infatti Giovan Battista Nicolosi (al fol. 134), trascritto dal Fiore, riporta testualmente "La Calabria fa per Arme una Croce nera in campo d'argento, tolta dal Duca di Calabria Boemondo, in memoria della gloriosa spedizione in Terra Santa, dove fu investito dal Principato di Antiochia ", mentre Il secondo scrittore fa cenno specificatamente alle Armi della nostra Provincia, infatti Luzio D'Orsi, (Terremoti di Calabria, pag. 2°), trascritto ancora dal Fiore dice così: "Non meno ricca, nobile e gloriosa è la Provincia di Calabria ultradetta la Magna Grecia (oggi Provincia di Reggio), dai Greci, che vedendo ed ammirando l'amenità del cielo, la fertilità della terra, l'aere salubre, e la grandezza degli abitanti, la elessero per loro stanza. Fa per Arme questa Provincia due Croci nere in campo argento, con quattro pali vermigli in campo oro, insegne di Aragonesi. Don Ferdinando Duca di Calabria, Figliolo di Alfonso Re di Napoli, per dimostrare che egli delle due Calabrie era Signore, inventò le due Croci".
Consta dunque che le Armi di questa Provincia contengano in sé un fatto avvenuto nel Medio Evo, sotto il regno dei Normanni, che furono I primi signori del Reame di Napoli; cioè nel secolo decimosecondo, quando Boemondo, principe di Taranto e Duca di Calabria, figliolo di Roberto Guiscardo, con dodicimila guerrieri di Calabria, tra i quali quel Tancredi celebrato dal Tasso, passò con Goffredo in oriente, e, presa Antiochia, vi si stabilì principe di quella città.
L'antichissimo stemma araldico della Provincia di Reggio Calabria è stato realizzato dal maestro Mauro Pieroni da Montespertoli, scultore in araldica. Esso consta di uno scudo partito in campi uguali di oro ed argento: due croci nere in campo argento nel mezzo scudo a sinistra, a memoria del valore dei Crociati Calabresi, sotto la guida di Boemondo Duca di Calabria nelle guerre per la liberazione di Gerusalemme: i guerrieri della Croce, dopo adorato il Santo Sepolcro, erano cinti Cavalieri, in ricompensa degli eroici sforzi e degli aiuti prestati nella guerra di Gerusalemme. Da questa cerimonia ebbero poi origine, come è noto, i Cavalieri di Gerusalemme, chiamati poi Cavalieri di Malta, e l'istituzione dei Templari. I quattro pali perpendicolari vermigli in campo oro nell'altra metà a destra sono le armi aragonesi, poste da don Ferdinando di Aragona, Duca di Calabria.Le croci sono soltanto due perché la Calabria era divisa in due province, e sono entrambe in una sola parte dello scudo per significare che ambedue le province erano sotto il dominio di un solo Signore. I quattro pali, poi, sono uniti nello scudo alle armi di Calabria per mostrare l'unione della Calabria alla dinastia degli Aragonesi. La corona è d'oro con gemme. Lo stemma, di cm 90 x 75 x 8 di spessore con rilievo della corona di cm 16, esposto nel Salone "Mons. Ferro" del Palazzo Provinciale, è scolpito su legno pregiato "pinus cembico" e rifinito in foglia d'oro zecchino 24 carati, foglia d'argento vero 1000 e colori a tempera anticati. Nello Stemma le perle della corona ducale sono bianche, le bacche d'oro, il nastro tricolore.
Sembra chiaro che questa Provincia non faccia uso di uno stemma senza titoli e senza concessione; poiché i titoli sono il premiato valore Calabrese nelle guerre dei Crociati, e la concessione venne fatta da Ferdinando di Aragona, nel secolo decimoquinto, quando gli Aragonesi erano Signori del Reame di Napoli.
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